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Trasferimento per via intracoronarica di cellule di midollo osseo dopo infarto miocardico: follow-up a 5 anni


E’ stato valutato l’impatto di una singola infusione intracoronarica di cellule autologhe di midollo osseo, nel tempo, sulla frazione ventricolare sinistra ( FEVS ) nei pazienti dopo infarto miocardico con sopraslivellamento ST ( STEMI ).

Nello studio BOOST ( BOne marrOw transfer to enhance ST-elevation infarct regeneration ), 60 pazienti con infarto STEMI, sottoposti con successo ad intervento coronarico percutaneo ( PCI ) sono stati assegnati in modo casuale alla terapia cellulare o al gruppo controllo.

Come riportato in precedenza il trasferimento delle cellule di midollo osseo ha prodotto un miglioramento della FEVS del 6% a 6 mesi ( p=0.003 ) e del 2.8% a 18 mesi ( p=0.27 ).

La frazione d’eiezione ventricolare sinistra e lo stato clinico sono stati riesaminati in tutti i pazienti che erano sopravissuti dopo 61 mesi.

E’ stata riscontrata una stessa frequenza di eventi avversi cardiaci maggiori ( MACE ) per i due gruppi.

Rispetto al basale, la frazione d’eiezione ventricolare sinistra valutata mediante risonanza magnetica per immagine ( MRI ) a 61 mesi si è ridotta in media del 3.3% nel gruppo controllo e del 2.5% nel gruppo terapia cellulare ( p=0.30 ).

Dallo studio è emerso che una singola applicazione per via intracoronarica di cellule di midollo osseo non promuove un miglioramento sostenuto della frazione d’eiezione ventricolare sinistra nei pazienti con infarto STEMI con funzione sistolica relativamente preservata.
E’ stato osservato che un sottogruppo di pazienti con più infarti transmurali può trarre beneficio, sostenuto nel tempo, dalla terapia con cellule di midollo osseo. ( Xagena2009 )

Meyer GP et al, Eur Heart J 2009; 30: 2978-2984


Cardio2009



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